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Buon inizio settimana e benvenute al primo appuntamento della mia nuova rubrica "Brescia donna 3.0".

Per iniziare le danze e presentarvi le donne legate alla mia città che hanno saputo cogliere nei social una nuova opportunità per condividere le loro passioni, oggi vi parlo di Monica Frizzarin.

Monica cura e gestisce da anni il blog con relativa pagina chiamato "Modello Unico" (se non o conoscete, eccolo qui)

Appassionata di Giappone e dintorni, Monica crea dei magnifici manufatti con stoffa, ago e filo.

Perché l'ho scelta

Ho conosciuto di persona Monica un anno fa ad un incontro di formazione sul poter dei social a Brescia.

Mi ha subito colpito la sua disponibilità ad aiutare gli altri, anche se sconosciuti, la sua fiducia nelle persone, la sua timidezza mista ad orgoglio quando mi ha lasciato il suo biglietto da visita.

Monica non è solo una donna che lavora, ma è anche una mamma.

E' vero che ora suo figlio è grande, ma non è sempre stato così.

Intervista a Monica Frizzarin di Modello Unico

  1. Monica in pillole: qualche dato essenziale su di te.
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Ciao a tutti, ho 53 anni, sposata da 31 un figlio di 28. Vivo a Brescia dall'età di 7 anni e sono fieramente friulana. Da 20 anni faccio l'insegnante di tennis e ho una smisurata passione per tessuti e colori.

  1. Tre lati di te che ami e tre che detesti

Di me amo la mia capacità di ascolto, di accoglienza e la capacità di cercare il buono ed il bello in ognuno. Detesto, o comunque non mi piace troppo la mia fisicità, una certa dose di pigrizia, e.... non mi viene alto al momento

  1. Come è nata l'idea di Modello Unico?

Della mia storia fanno parte i  cartamodelli sul tavolo della cucina, il suono delle forbici che tagliano il tessuto nelle orecchie e l'immagine della mia mamma china sulla macchina da cucire.

Pensate che abbia imparato a cucire da piccola?

Sbagliato! Come molti ragazzini ho avuto il rifiuto per le cose che facevano i miei genitori.

Ma 5/6 anni fa ho deciso di punto in bianco di comprarmi una macchina da cucire e da lì provando, riprovando, sbagliando e riuscendo ho cominciato a confezionare piccoli oggetti per amici e parenti fino al tentativo di proporre qualcosa a un pubblico più ampio.

  1. Come mai il Giappone è così importante nelle tue creazioni?

La storia e le tradizioni di quel paese mi hanno sempre affascinato, i tessuti sono fantastici ma devo dire che il connubio è stato abbastanza casuale.

Avevo provato a mandare la domanda per la selezione ad un evento legato al Giappone che si svolge in città, "Il Giappone nel chiostro".

Dovendo necessariamente preparare qualcosa di inerente al tema dell'evento ho cominciato a fare delle ricerche per trovare qualcosa che mi rendesse riconoscibile e che fosse originale o per lo meno non comune.

Da lì è nata l'idea delle scarpine, ho trovato un modello di ispirazione orientale e l'abbinamento dei tessuti giusti ha fatto il resto.

Devo dire grazie una serie infinita di volte a questo evento, le scarpine sono diventate il mio prodotto must che mi ha fatto diventare “quella delle scarpine”.

La soddisfazione di guardare i sorrisi che si aprono quando la gente posa lo sguardo su di esse mi fa essere fiera di quello che creo. Penso che la tenerezza che scaturisce nel momento in cui le si guarda venga anche dal tipo di modello, fanno ricordare un abbraccio, qualcosa di caldo e morbido, una coccola per l'anima.

  1. Quante ore al giorno dedichi a questo progetto?

Guarda, se ci mettiamo dentro tutto, oltre il confezionamento vero e proprio, cioè la ricerca, i progetti, i prototipi, le fotografie, i social, il blog, il negozio su Etsy credo che una media di 3/4 ore al giorno penso siano una media ragionevole (per fortuna la mia giornata comincia molto presto!).

  1. Quanto tempo richiede creare un paio delle tue emblematiche scarpine?

Se teniamo conto del solo confezionamento  circa 2 ore e mezza al paio ma, come dicevo prima bisognerebbe quantificare anche il resto...

  1. Qual è il tuo lavoro più vecchio e a cui sei più affezionata?

Un ricamo a punto croce, un quadro ricamato per il battesimo di mia nipote...

Ebbene sì, ho un passato da ricamatrice, ed una cosa strana ma bellissima è che quando mio figlio era piccolo, per un certo periodo, ho ricamato per il negozio di Gabriella Trionfi, bravissima coach e scrittrice bresciana di un libro utilissimo per le creative, che poi quando ho cominciato la mia avventura con Modello Unico, ho ritrovato casualmente ma con infinito piacere.

  1. Oltre alle scarpine, cosa ti piace creare?

Mi piace creare accessori per grandi e piccini che in qualche modo possano anche fare da contorno alle scarpine.

Per i piccoli bavaglie, porta ciuccio, copertine, copri pannolino, cerchietti.

Per gli adulti pochette, buste porta tutto, borse, porta chiavi, porta occhiali , custodie, papillons e fazzoletti da taschino magari  dello stesso tessuto con cui confeziono le scarpine.

Non uso solitamente tessuti per bambini, per cui posso creare qualsiasi cosa con lo stesso tessuto.

Mi piace pensare di creare un legame tra mamma, papà e fratelli del bimbo che nasce. Un modo per legarli tutti assieme ad un evento importante.

  1. Quale messaggio vuoi comunicare attraverso le tue creazioni?

Come amo dire voglio celebrare l'unicità delle persone.

In un mondo che ci vorrebbe tutti omologati, con  la pubblicità che ci forza inconsciamente o meno, ad acquistare le stesse cose, vorrei dare un'alternativa.

Un articolo unico, che ti rende speciale perché creato solo per te.

Fa parte della filosofia del mio brand: creo solo 1 articolo per tipo, con lo stesso tessuto ne posso creare di simili ma mai uguali, solo su ordinazione ne creo un altro uguale.

Siamo unici e quindi bellissimi, non dimentichiamolo mai!

Per il mio lavoro ho a che fare giornalmente con i ragazzi e sento e vedo tante cose che non mi piacciono.

Non ci si può sentire belli e parte di un gruppo solo se si possiede una cosa che hanno tutti... Non siamo mica pecore!

Forse ho una preferenza innata per le pecore nere!

  1. E come concili la tua passione con la vita familiare?

Sfrutto le ore della mattina, come ora ��

Mi sveglio molto presto, alle 5,30, anche perché solitamente il pomeriggio sono sul campo da tennis.

Mio figlio è grande, ho un marito che cerca di comprendere la mia passione e qualche volta chiude un occhio sulle cose tralasciate per cucire.

Diciamo che mi destreggio tra i vari impegni giornalieri, sono una campionessa di slalom!

  1. Come sarebbe il tuo giorno perfetto?

Ne ho tanti tipi ma quello che mi viene in mente ora è questo.

Mi sveglio con i raggi del sole che entrano dalla finestra e il rumore del mare. Mio marito mi abbraccia e mi dice: ti voglio bene.

Mi alzo, faccio una carezza al gatto che si strofina contro le mie gambe. In cucina con una tazza di caffè in mano guardo il mare e respiro l'aria salmastra.

Mio marito mi saluta e va al lavoro; io mi preparo e scendo al piano di sotto, apro il mio negozio/laboratorio e aspettando la gente mi metto a cucire.

Nel frattempo arriva una video chiamata di mio figlio dalla Danimarca che mi dice che gli hanno acquistato dieci repliche dello spettacolo teatrale  che ha scritto e di cui è protagonista.

 Bello sognare no!?!?!?

  1. C'è qualcosa che sogni di fare da tanto tempo e se sì perché non lo hai ancora fatto?

Sì. Trasformare la mia passione in un lavoro, ma le tasse e la paura di un salto nel buio mi frena.

Un altro grandissimo sogno è quello di sviluppare e fare diventare grande, con l'associazione di cui sono co-fondatrice, l'Infinitamente Crea, un luogo dove le creative possano incontrarsi, creare, condividere e vendere quello che producono.

Un luogo degno del fatto a mano, dove si possa valorizzare l'artigianato che è un grandissimo valore della nostra bellissima Italia.

  1. Quali sono i tre valori più importanti che vorresti/hai trasmesso a tuo figlio?

Vorrei avergli trasmesso il rispetto per le persone, la dignità di guadagnarsi il pane onestamente e il coraggio di inseguire i suoi sogni, lavorando duro, senza accettare compromessi o scorciatoie.

Conclusione

So che queste domande non bastano a mettere in risalto la particolarità di Monica, unica proprio come i modelli che cuce a mano.

Se volete, potete lasciarmi nei commenti altre domande da fare alla nostra protagonista del mese.

SAVE THE DATE: Il nostro appuntamento per la seconda puntata di "Brescia Donna 3.0" è per il giorno 22 ottobre.

Se vuoi fare felici Monica e me puoi aiutarci a far conoscere la rubrica, attraverso i social oppure con un semplice passa parola.

Buona continuazione!

Venite a conoscere le altre leonesse di Brescia:

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Poteri straordinari, ecco di cosa parliamo oggi per il venerdì del libro.

Se poteste scegliere di avere un potere particolare cosa scegliereste? L'invisibilità? La super-forza?

I protagonisti del libro che vi presento oggi, "La straordinaria famiglia Telemachus", sono tutti dotati di un qualche potere straordinario.

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La straordinaria famiglia Telemachus di Daryl Gregory: trama

I Telemachus non sono una famiglia come le altre: ognuno dei suoi componenti infatti è dotato di un qualche potere psichico che non si è scelto, ma che ha in qualche modo ereditato da nonna Mo, la matriarca ormai defunta.

Così Irene sa capire quando una persona sta dicendo una bugia, Frankie sa spostare gli oggetti col pensiero e Buddy invece prevede addirittura il futuro.

L'autore ci presenta la famiglia Telemachus degli anni Novanta, una famiglia in crisi i cui componenti, ormai adulti, sono stati costretti dalle vicissitudini della vita a tornare a vivere assieme al padre nella vecchia casa di famiglia.

Teddy Telemachus, l'unico membro non dotato di capacità paranormali, è a suo modo un personaggio straordinario: grande prestidigitatore e abile baro.

Avere dei poteri straordinari è stato controproducente per ogni membro della famiglia.

Irene ha alle spalle un matrimonio fallito e non riesce più a fidarsi degli altri, Frankie è indebitato fin sopra i capelli e non ha il coraggio di dirlo alla moglie e alle tre figlie e Buddy ha deciso di smettere semplicemente di parlare e di socializzare.

Perfino la nuova generazione, composta dalle figlie di Frankie, Malice, Polly e Cassy e dal figlio di Irene, Maddy, risente di questa cupa atmosfera.

I ragazzi sanno che la loro famiglia è piena di segreti e di misteri e che l'origine di tutte quelle complicazioni è nonna Mo, la moglie defunta del nonno.

Maddy è deciso a indagare. Il povero adolescente infatti è alle prese con una novità: da qualche tempo sembra che un potere paranormale stia tentando di manifestarsi, ma il ragazzo non sa come gestirlo.

Attraverso domande più o meno dirette, a poco a poco, Maddy viene a conoscenza del fatidico momento in cui la vita della straordinaria famiglia Telemachus è passata dalle stelle alle stalle.

Maureen, o nonna Mo, era una ragazza dotata di incredibili poteri paranormali.

Lei e Teddy si erano conosciuti negli anni Sessanta perché erano stati entrambi selezionati per far parte di un segreto progetto governativo.

In piena guerra fredda gli Stati Uniti avevano stanziato dei fondi per questo genere di programmi sperimentali.

Maureen e Teddy, innamorati, avevano deciso di sposarsi e di mettere su famiglia.

Teddy, instancabile affarista, aveva voluto sfruttare le abilità della moglie e dei figli creando degli spettacoli che in poco tempo li avevano fatti diventare famosi e ricercati.

Tutto collassa all'improvviso quando, durante uno show televisivo, il piccolo Buddy prevede la morte della madre.

La sua reazione scatena una serie di eventi nefasti che portano la gente a credere che i componenti della famiglia non siano altro che dei ciarlatani, decretandone quindi la fine mediatica.

A questo si aggiunge la morte di Maureen che a soli trentanni si spegne per un tumore.

Da quell'istante la famiglia Telemachus va a rotoli fino a diventare quel gruppo di persone tristi e annichilite che l'autore ci aveva presentato inizialmente.

Ma il destino pare voler dare una nuova possibilità ai Telemachus: sarà il giovane Maddy la loro chiave di volta.

La scoperta del suo potere, i tentativi di dominarlo, gli "aiuti" dei vari membri del clan Telemachus scatenano una serie di eventi, esilaranti e incredibili.

Tra mafiosi, agenti segreti, amici persi e ritrovati la famiglia Telemachus riuscirà a distanza di anni a superare il grande dramma e ad andare avanti, sempre guidata dalla mano dell'onnipresente nonna Mo.

La straordinaria famiglia Telemachus: recensione

Questo è il primo romanzo scritto da Daryl. Ciononostante è diventato in poco tempo un caso internazionale.

La fama del libro è data dalla capacità di dare forza ai personaggi.

Ognuno di essi infatti è tratteggiato con dovizia di particolari, la loro psiche è rivoltata come un calzino e messa a nudo davanti al lettore.

La straordinarietà della famiglia Telemachus non risiede nel fatto di avere poteri paranormali, ma nel fatto di essere ordinari come tutti gli altri.

Teddy, Irene, Frankie e perfino il povero Buddy sono spinti dalle stesse pulsioni e dagli stessi desideri di noi comuni mortali: cercano l'amore, la ricchezza, la fama.

Le loro doti sono solo un tramite per avere quello che vogliono.

Sono egoisti, prova ne è il fatto che non esitano a sfruttare il potere di Maddy a loro vantaggio.

Allo stesso tempo, sanno essere generosi, perché comunque si prendono cura gli uni degli altri.

Il romanzo è multifocale, ogni personaggio ci presenta il proprio punto di vista sui fatti narrati.

Le sequenze narrative non sono cronologiche, ma si salta allegramente tra passato e presente.

Il centro di tutto rimane comunque la figura di Maureen, capace di unire con la sua assenza tutti i membri del clan.

Ho apprezzato lo stile dell'autore, curato ma allo stesso tempo non pretenzioso, fresco e alla portata di tutti.

Allo stesso tempo però ho trovato la vicenda disequilibrata: fino a più della metà il racconto sembra statico e non si capisce quale sia l'obiettivo dell'autore.

Se si riesce ad arrivare al punto di svolta allora questo libro si fa ripagare: colpi di scena, suspense, umorismo.

E' un vero peccato che il sale sia concentrato solo su una parte della vicenda.

Spero che se Daryl scriverà un nuovo romanzo le parti saranno più equilibrate.

In conclusione "La straordinaria famiglia Telemachus" è un libro interessante che a suo modo si fa apprezzare.

Ne avevate sentito parlare?

Scheda tecnica

Titolo: La straordinaria famiglia Telemachus

Autore: Daryl Gregory

Traduzione: Francesco Leto

Casa editrice: Frassinelli

Anno di pubblicazione: 2018

Pagine: 435

Come tutte le settimane, grazie e ancora grazie a Paola di Homemademamma, creatrice del venerdì del libro.

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Settembre è un po' il nuovo gennaio: si stila una lista di buoni propositi, si comincia una nuova dieta, ci si iscrive in palestra e si fanno nuovi progetti.

I progetti talvolta si concretizzano grazie anche all'aiuto delle persone che incontriamo lungo il nostro cammino.

Mesi fa - non so più nemmeno quanti- avevo partecipato ad un incontro di formazione promosso da Facebook per dare l'opportunità alla donne di avvicinarsi a questo social, per far comprendere le sue infinite potenzialità anche in ambito lavorativo.

Durante questa giornata ho incontrato e conosciuto alcune donne meravigliose.

Abbiamo parlato della loro vita, dei loro sogni e del duro lavoro che c'è dietro alla loro realizzazione, ci siamo confrontate su diverse tematiche, quali l'organizzazione, l'importanza di avere "una stanza tutta per noi".

Così, quasi per caso, mi è venuta l'idea di aprire qui sul blog una nuova rubrica.

L'idea mi è rimasta in testa, si è accampata in un angolino, come un piccolo tarlo.

Ogni tanto, nei momenti più improbabili, la ripescavo, la smontavo, la assemblavo di nuovo.

Ci ho riflettuto a lungo perché non sono una persona impulsiva e prima di partire volevo avere chiara la direzione da prendere.

Oggi vi presento ufficialmente "Brescia Donna 3.0", una  rubrica dedicata a donne che non si accontentano di fare le mamme o di lavorare, ma che hanno colto l'opportunità delle nuove tecnologie per cercare un'affermazione anche a livello personale.

Ho deciso di circoscrivere la zona alla mia città, perché mi piacerebbe in un futuro spero non troppo lontano creare una rete tra donne per le donne e questo non si può fare se non ci si conosce nemmeno tra di noi.

"Brescia Donna 3.0" è una rubrica a cadenza mensile.

Ogni post ci permetterà di conoscere la protagonista attraverso una serie di domande.

Ovviamente ogni vostro contributo sarà più che gradito.

Con questa serie di interviste vorrei riuscire a comunicare a tutte le donne, soprattutto alle mamme, che fare ciò che ci piace davvero non è così impossibile come sembra.

Troppe volte sento attorno a me persone, quasi sempre donne e soprattutto mamme, che si lamentano perché non hanno il tempo per fare ciò che vogliono.

E' innegabile che l'accudimento dei figli, non solo quando sono piccoli, porti via una gran fetta della giornata e sono la prima a dirlo.

Ma è anche innegabile che spesso i figli vengono usati come un pretesto per non fare più nulla e crogiolarsi nell'autocommiserazione, con tutte le implicazioni che questo comporta.

Le donne intervistate sono persone comuni, proprio come noi.

Comuni e straordinarie allo stesso tempo. 

La loro peculiarità?

Capire che le passioni sono ciò che ci tiene vivi e che la condivisione, anche e soprattutto attraverso le nuove tecnologie, può portare lontano.

Il primo appuntamento è per lunedì 24 ottobre e di volta in volta vi comunicherò la data successiva.

Intanto ringrazio le partecipanti senza le quali ovviamente la rubrica non sarebbe nata, ringrazio le ragazze del gruppo "Progetto blog" creato da Agnieszka di "Combinando" per esserci davvero sempre.

E, se avete letto fin qui, ringrazio anche voi che mi seguite e mi date l'energia e l'entusiasmo per andare avanti.

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Durante il mese di agosto siamo riusciti finalmente a portare i bambini in gita nel tanto gettonato parco divertimenti di Leolandia.

Leolandia si trova a Capriate San Gervasio (BG), per cui a circa un'oretta di strada da casa nostra.

Ho sempre aspettato ad andarci perché so che in genere, in questi parchi, se i bambini non raggiungono un'altezza minima si perdono gran parte del divertimento.

Ora che la Ninfa e Ringhio sono più grandicelli mi sembrava giusto provare.

Siamo stati a Leolandia venerdì 17 agosto.

Non abbiamo trovato code né alla biglietteria né all'ingresso.

Anche le code per le attrazioni, rispetto al giorno in cui siamo stati a Gardaland, erano praticamente inesistenti.

Abbiamo beccato il periodo giusto e mi sono decisa a scrivere questo post perché secondo me queste ultime settimane di settembre sono l'ideale per vivere i parchi divertimento.

C'è ancora caldo ma la gente è meno rispetto a luglio o ad agosto.

Tra le altre cose le temperature sono ancora abbastanza alte da permettervi di sfruttare anche le attrazioni acquatiche senza il rischio di beccarvi un raffreddore.

Piccolo consiglio: fate indossare ai bambini un costume da bagno e prendetevi una salvietta e un cambio, così potranno bagnarsi tranquillamente.

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Foto di rito a Leolandia

Leolandia offre ben 40 attrazioni suddivise sempre per fasce d'età.

Il fattore che determina se i vostri pargoli possono o non possono salire su un gioco è l'altezza.

Sui giochi che ne richiedono una minima c'è un metro all'inizio per misurare il bambino così come alla fine, poco prima di salire, per permettere al personale di controllare in caso di dubbio.

A differenza di altri parchi, qui sono molte di più le attrazioni per bambini dai 2 ai 5 anni d'età.

Inutile dire che Ringhio si è divertito moltissimo perché stavolta poteva salire su quasi tutti i giochi dove andava la sorella grande.

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La cucina di Orso, veramente curata in ogni dettaglio

Tanti anche gli spettacoli con i personaggi dei cartoni animati: Masha e Orso, sempre imbattibili, i Superpigiamini e i nuovi arrivati Lady Bug e Chat Noir.

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Spettacolo dei Superpigiamini

C'è la possibilità di prenotarsi per fare una foto con loro, oppure potete andare a vedere gli spettacoli che vengono fatti diverse volte al giorno o incontrarli mentre correte da un'attrazione all'altra.

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Sempre la zona dedicata a Masha e Orso

Le giostre che ci sono piaciute di più sono state le "Bici da Vinci" e la "Flotta Mediterranea".

La Ninfa si è entusiasmata a setacciare la sabbia per trovare le pepite d'oro e si è portata a casa la sua bandana.

Ringhio invece è impazzito per le "Botti Boom".

Ed io e CF invece abbiamo adorato la parte dedicata alla Minitalia, che con i suoi 160 monumenti in miniatura ti permette di scoprire le meravigli architettoniche e naturali del nostro Paese.

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Abbiamo però notato che purtroppo rispetto a una ventina di anni fa (sì, sono vecchia oramai!) la Minitalia risulta trascurata rispetto agli antiche splendori.

Nel complesso, però, assegno un voto più che positivo a Leolandia che ho trovato molto più adatto ai bambini dell'età dei miei rispetto agli altri parchi divertimenti.

E comunque non vedo l'ora che raggiungano il metro e venti: da lì poi si apre un mondo!

Ringrazio l'Ufficio Stampa e Social Media di Leolandia per aver permesso a me e alla mia famiglia di vivere questa magnifica esperienza.

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Per il venerdì del libro questa settimana vi voglio presentare il romanzo d'esordio dell'autrice scozzese Gail Honeyman.

Pubblicato in ben 35 nazioni, già pronto per essere trasformato in un film, vincitore del Costa First Novel Award e divenuto in breve un caso internazionale: "Eleanor Oliphant sta benissimo".

Di primo acchito non volevo leggerlo, perché è il classico romanzo che si trova ormai ovunque e di cui tutti parlano.

Libri così o sono dei romanzi terribili o sono dei capolavori.

"Eleanor Oliphant sta benissimo" magari non sarà un capolavoro, ma è un romanzo intenso, toccante, a tratti tragico e a tratti comico, che merita sicuramente una lettura.

Vediamo perché.

Eleanor Oliphant sta benissimo di Gay Honeyman: trama

Eleanor Oliphant non è una donna come le altre.

La stranezza della sua personalità risiede già nel cognome, Oliphant, che riecheggia il termine inglese "elephant", elefante.

E, come dice la protagonista stessa, chi non vedrebbe un elefante nella proverbiale cristalleria?

Eleanor è una donna di quasi trent'anni. Lavora da sempre come contabile presso un'agenzia che si occupa di graphic design.

Definirla abitudinaria è un eufemismo: le abitudini per questa ragazza sono tutto.

La sua intera esistenza si basa su una sequenza programmata e definita di comportamenti.

Eleanor arriva in ufficio alle 8.30, durante la pausa pranzo  si siede nella saletta per i dipendenti con il suo sandwich, legge il Daily Telegraphe poi fa le parole crociate.

Lavora fino alle 17.30, esce puntualissima, prende l'autobus e si reca nel suo minuscolo appartamento arredato alla bell'é meglio con pezzi e mobili raccattati qua e là.

Mangia sempre le stesse cose, si veste sempre nello stesso modo, si corica allo stesso orario.

Il mercoledì sera parla per un quarto d'ora con la madre al telefono e il venerdì sera, dopo una pizza, comincia a bere da sola e con moderazione due bottiglie di vodka che finirà entro domenica sera, in modo da non essere mai completamente ubriaca né completamente sobria.

La sua unica compagna è Polly, una pianta che Eleanor cura amorevolmente e che sta con lei fin da quando era bambina.

Eleanor è una donna brillante, intelligente e pratica all'inverosimile.

Da quel che leggiamo ha anche un bel corpo, che però trascura.

Di primo acchito ciò che gli altri notano di lei sono l'aria trasandata e la cicatrice che le deturpa una guancia.

Come tutte le persone che soffrono di disturbi comportamentali, non si cura dell'opinione degli altri che tende a trattare con un certo disprezzo.

Non riesce a capire come mai gli altri la considerino eccentrica, quando il suo comportamento è così lineare e sincero: la ragazza riflette prima di parlare e dice sempre la verità cruda e nuda, senza alcun filtro.

Ignara delle convenzioni sociali più basilari, a suo modo bisognosa di affetto, una sera, durante un concerto a cui sta partecipando (ha vinto i biglietti durante la riffa annuale che si tiene in ufficio e non aveva senso sprecarli), si prende una cotta per il cantante della band.

Eleanor, da donna pratica, elabora un piano per far sì di incontrare il suo idolo e far scoccare la scintilla.

Affronta tutto come se fosse un compito: programma le nuove tappe del suo restyling, decide di comperarsi uno smartphone e un computer, si iscrive ai social.

Nel frattempo, la sua vita prende una piega inaspettata.

In ufficio il suo computer si inceppa ed Eleanor è costretta a chiamare Raymond Gibbons, che si occupa dell'helpdesk.

Il ragazzo, nerd ma non troppo, è l'esatto opposto della protagonista: socievole, simpatico ed estroverso.

Da quel momento le loro vite sembrano destinate ad intrecciarsi, soprattutto quando i due salvano Sammy, un anziano signore che ha un infarto mentre attraversa la strada.

Questo sarà l'evento scatenante della tenera amicizia tra Eleanor e Raymond, attorno a cui ruota l'intero romanzo.

A poco a poco Raymond -e noi lettori con lui- capiremo chi è in realtà Eleanor e che è davvero ben lontana dallo stare bene.

La protagonista infatti è stata segnata da un tragico evento che le ha cambiato la vita per sempre (no, non ve lo dico di sicuro!)

Sarà proprio grazie al suo nuovo amico che la sventurata ragazza riuscirà a prendere in mano le redini della sua esistenza ed inizierà a vivere davvero.

Eleanor risorgerà come una fenice e non sarà più l'ombra di se stessa.

Eleanor Oliphant di Gail Honeyman: recensione

Gail Honeyman è stata una bella rivelazione.

Di rado ho trovato una scrittrice o uno scrittore che sia stato in grado di parlare di temi seri e tragici riuscendo allo stesso tempo a strappare più di un sorriso.

Far riflettere, commuovere e divertire con uno stile contemporaneo e fresco non è sicuramente cosa da poco.

Eppure lei ci riesce benissimo.

E' questo stile che riflette anche l'approccio alla vita il cavallo vincente di Gay Honeyman, che le ha permesso di diventare un caso editoriale in poco tempo.

Leggendo "Eleanor Oliphant sta benissimo" il lettore si trova suo malgrado ammaliato da questa ragazza così particolare, anche se è fin da subito evidente che la sua peculiarità è un sistema di difesa che nasconde ferite profonde.

Verso la fine, quando la nebbia si dipana, mi sono quasi sentita in colpa per aver riso di Eleanor.

Mi sono chiesta spesso quale sarebbe stata considerata una reazione normale in seguito ad eventi così tragici.

Credo che nessun comportamento potrebbe considerarsi sbagliato o giusto a priori.

"Eleanor Oliphant sta benissimo" ci insegna a guardare al di là delle apparenze, a non giudicare una persona dal suo aspetto e dal suo comportamento.

A non abbandonare o lasciare solo chi è diverso.

E' una rivendicazione alla libertà individuale, al non conformismo, alla spregiudicatezza.

Avrei amato Eleanor se il suo comportamento non fosse dipeso da ciò che era accaduto in passato?

Sì, l'avrei amata così com'era, nella sua imperfezione, con le sue idiosincrasie e le sue maniacali fissazioni.

Scheda tecnica

Titolo: Eleanor Oliphant sta benissimo

Autore: Gail Honeyman

Editore: Garzanti

Anno di pubblicazione: 2018

Pagine: 352

Una questione filosofica: se un albero cade in una foresta e non c’è nessuno a sentirlo, fa rumore? E se, di tanto in tanto, una donna completamente sola parla a una pianta in un vaso, è pazza da legare? Sono sicura che sia perfettamente normale parlare da soli ogni tanto. Non è che mi aspetti una risposta. Sono consapevole del fatto che Polly è una pianta da appartamento.

Come sempre, un grande ringraziamento a Paola di Homemademamma per aver inventato il venerdì del libro.

Adesso tocca a voi: che cosa state leggendo di bello in questo caldo settembre?

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Come vi avevo anticipato, torno a parlare dei luoghi interessanti che ho visitato con i bambini durante le nostre vacanze estive.

Salutato il Salento non senza qualche lacrimuccia, abbiamo iniziato la risalita della Penisola.

Non abbiamo stabilito a priori con esattezza il tragitto da fare, ma abbiamo deciso di andare dove ci portava il cuore.

La prima inevitabile tappa è stata Alberobello.

Alberobello con i bambini

Ero così contenta quando ci siamo inerpicati sulla collina di Alberobello: il cielo infatti era coperto e tirava una bella arietta, tutte condizioni ideali per visitare una città nei mesi estivi.

La cittadina di Alberobello è una normale città con all'interno un intero quartiere fatto di trulli.

Per questo viene definita la capitale dei trulli, quelle tipiche abitazioni bianche con i tetti a cono.

Infatti è l'unico luogo ad aver conservato così tanti edifici: nei paesi vicini ci sono due o tre trulli, ma non un intero quartiere!

Abbiamo lasciato l'auto in un comodo parcheggio abbastanza vicino alla zona d'interesse e ci siamo incamminati.

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I bambini e non solo loro cercavano le poche zone in ombra

Il quartiere dei trulli ovviamente era pieno di turisti, ma la cosa sconvolgente è che di colpo le nuvole si sono diradate.

Noi avevamo lascito gli occhiali da sole in auto.

Grosso, ma grosso errore: la luce del sole estivo infatti viene riflessa da tutti quegli edifici bianchi provocando un bagliore fastidioso e accecante nel senso letterale del termine.

Si faceva fatica a tenere gli occhi aperti e non sto esagerando.

Mezzi accecati, abbiamo vagato tra quelle tipiche costruzioni e ci siamo imbattuti nel Trullo Sovrano, alto 14 metri e costruito circa a metà del Settecento.

Molto particolare anche la Basilica dedicata ai santi Cosma e Damiano.

La Basilica è in stile neoclassico con pianta a forma di croce latina.

E' stata costruita alla fine del XIX secolo in sostituzione di una piccola cappella dedicata alla Madonna delle Grazie con sotto l'ossario.

Non so come mai, ma questo particolare ha affascinato mia figlia in modo incredibile, devo ancora appurare il motivo. Del resto si sa che a volte i bambini hanno gusti particolari...

Molto carina anche la Chiesa dedicata a Sant'Antonio da Padova anche se non così antica: è stata costruita infatti nel 1926, ma non per questo è meno curata.

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Alberobello

Alberobello vanta anche un museo, il Museo del Territorio, dove è possibile trovare reperti e di testimonianze relative alla storia, alle tradizioni e al folklore del territorio della Murgia dei Trulli e della Valle d'Itria.

Devo ammettere però che i miei bambini, probabilmente perché ancora troppo piccoli, non l'hanno trovato molto interessante.

Loro hanno gradito di più fermarsi nei vari negozietti e assaggiare i prodotti locali, come le buonissime delizie a base di pasta di mandorla o il gelato artigianale.

Tutto sommato Alberobello non mi ha stupito più di tanto: sarà perché alla fine i trulli in sé non sono niente di che, sarà per il caldo o il fastidio agli occhi, sarà per mille cose.

Mi sarebbe piaciuto di più visitarlo di sera. Dicono sia spettacolare. Vedremo la prossima volta.

IL GARGANO: VIESTE E PESCHICI CON I BAMBINI

Partiti da Alberobello, abbiamo proseguito verso il Gargano.

Il Gargano sembra aver subito un declassamento nell'opinione popolare a favore del Salento.

Si sa che anche il turismo è questione di mode, per cui non c'è da stupirsi più di tanto.

Dal canto mio, ho trovato il Gargano magnifico dal punto di vista del paesaggio e condivido appieno le parole di G. Ungaretti:

«Il Gargano è il monte più vario che si possa immaginare. Ha nel suo cuore la Foresta Umbra, con faggi e cerri che hanno 50 metri d'altezza e un fusto d'una bracciata di 5 metri, e l'età di Matusalemme; con abeti, aceri, tassi; con un rigoglio, un colore, l'idea che le stagioni si siano incantate in sull'ora di sera; con caprioli, lepri, volpi che vi scappano di fra i piedi; con ogni gorgheggio, gemito, pigolio d'uccelli...»

Caprioli, lepri e volpi purtroppo non ne ho visti, ma sicuramente se visitate il Parco Nazionale del Gargano avrete occasione di avvistarli.

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Squarcio di un panorama sul Gargano

Questa parte della Puglia offre molto anche dal punto di vista balneare.

Percorrendo la litoranea ci si imbatte in un sacco di spiagge e di calette, più o meno frequentate.

Avete solo l'imbarazzo della scelta: Calenella, Zaiana, la baia di San Felice solo per citarne alcune.

Noi abbiamo seguito il consiglio di alcuni amici e ci siamo fermati a Vieste.

E abbiamo fatto bene. Abbiamo passato un pomeriggio in spiaggia, fatto il bagno nelle acque del maredavvero cristalline  e che non hanno niente da invidiare al Salento.

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Una delle numerose spiagge del Gargano

Abbiamo appreso la storia del pescatore Pizzomunno, da cui prende il nome il faraglione simbolo della cittadina.

La leggenda narra che un pescatore, di nome Pizzomunno, talmente bello che perfino le sirene si innamorarono di lui. Ma il cuore del pescatore batteva solo per una ragazza del posto, Cristalda. Le sirene, gelose, attrassero la fanciulla nelle acque del mare e la trascinarono con loro negli abissi. Il dolore pietrificò Pizzomunno, che da quel giorno osserva immobile il mare del Gargano.

Vieste, soprannominata "la perla del Gargano" mi ha stupito.

Questo villaggio di pescatori, dopo il tramonto, assume una veste quasi magica.

Abbiamo passeggiato per le strette vie del centro storico, ci siamo lasciati coinvolgere dalla movida serale, dalle botteghe dell'artigianato locale, abbiamo assaporato la cucina a base di pesce...

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Vieste e la sua notte magica

Fosse per me probabilmente sarei ancora lì. Anche ai bambini Vieste è piaciuta molto, con i suoi artisti di strada e la musica.

La mattina dopo siamo stati a Peschici, altro paesino caratteristico.

Sul tratto di strada che da Vieste porta a Peschici abbiamo visto i famosi trabucchi (senza riuscire ahimè a fotografarli) e le torri di avvistamento.

Peschici si trova su una rupe a strapiombo sul mare. Grazie alla sua posizione, offre una vista spettacolare, molto suggestiva.

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Panorama del Gargano

Ci siamo stati solo poche ore, il tempo di dare un'occhiata in giro, ma mi è rimasto davvero nel cuore.

Nel suo complesso sono dell'idea che il Gargano meriti di essere esplorato con la dovuta calma, per cui dovremo fare questo sacrificio e scendere di nuovo.

VISITA A GUBBIO CON I BAMBINI: SIAMO DIVENTATI MATTI!?

Lasciata la Puglia, abbiamo deciso di fare una capatina a Gubbio.

Gubbio è chiamata anche la "città grigia", per il suo colore caratteristico: infatti è costruita con rocce calcaree di colore grigio.

Di primo acchito sembra un labirinto, in realtà se vi fermate a dare un'occhiata alla mappa si nota a colpo d'occhio che è esattamente l'opposto: è formata da cinque vie parallele situate a diversi livelli e collegate tra loro da  vicoli e scalinate.

E' una città molto ordinata e pulita.

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Gubbio al tramonto

Secondo me, se avete dei bambini piccoli, è meglio lasciare perdere il passeggino. Ci sono anche un paio di ascensori per passare comodamente dai piedi del colle alla parte più alta della città.

Noi siamo arrivati a Gubbio nel tardo pomeriggio, perché ci siamo fermati lungo la strada più di una volta ad ammirare il panorama, a mangiare qualcosa, a fare pipì...Le cose tipiche di chi viaggia con i bambini.

Abbiamo parcheggiato la macchina nell'enorme parcheggio libero ai piedi della città e ci siamo inerpicati lungo le strade in salita.

Ecco, i miei pupi sono stati lagnosi finché non siamo arrivati all'hotel che avevamo prenotato.

Dopo la doccia e un po' di riposo sono tornati del loro solito umore.

Avevamo poco tempo a disposizione per dare un'occhiata alla città, per cui siamo stati nella Piazza Grande, abbiamo fatto tappa alla Fontana dei Matti, abbiamo fermato uno dei pochi passanti residenti a Gubbio e...abbiamo preso tutti la nostra patente!

Ma come si prende la patente dei matti?

Per prendere la patente dei matti si devono fare di corsa tre giri della fontana e poi essere bagnati con l'acqua della fontana da un abitante del posto.

Questa, ovviamente, è stata la cosa più bella per i bambini.

Fontana del Bargello, Gubbio

In realtà io la patente dei matti ce l'avevo già, perché questa è stata la mia terza visita alla cittadina umbra, ma così l'ho rinnovata! Sono a posto per altri dieci anni.

Abbiamo dato un'occhiata nel complesso agli edifici cittadini dall'esterno, al Duomo e alla Chiesa di San Francesco.

Nel complesso, però Gubbio by-night si è rivelata deludente: a parte qualche locale e i ristoranti era tutto chiuso.

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Gubbio al calar delle tenebre

Mi è spiaciuto tantissimo, perché ci tenevo tanto a far vivere alla mia famiglia questa bella città, con la sua atmosfera particolare!

Così, con una sensazione di incompletezza, abbiamo lasciato Gubbio dopo una bella dormita.

Direzione: casa, sì, ma con calma!

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